Chi è Caffè Penazzi – Parte 1

Chi è Caffè Penazzi – Parte 1

Da bambini abbiamo un universo limitato, non andiamo oltre il giardino di casa,  se siamo fortunati ad averne uno, il parco giochi, la scuola. I confini ce li impongono i genitori e i nonni, non siamo certo piccoli esploratori.

Ma posso dire di essere stato fortunato: sono nato un giorno caldo di luglio del 1969 a Bologna.  Ho vissuto per venticinque anni in una zona bellissima della città, a pochi passi dal centro, dai Giardini Margherita, da Piazza Maggiore. Insomma, la macchina si lasciava spesso a casa.

Seguivo sempre mia mamma a fare la spesa, poi, quando smisi di essere passeggero della carrozzina, cominciavo ad interagire con i negozianti della zona: Pierino il salumiere, Nerio il macellaio, Cleto il fruttivendolo, Iole e Verdiano i fornai e pasticceri, Luciano il barista, ed il lattaio, di cui, ahimè non ricordo il nome, probabilmente perché mi era un po’ antipatico. Però, col senno di poi, ricordo che aveva una bellissima pubblicità dello yogurt Yomo di Boccasile. Chissà dov’è finita…

A qualche passo oltre, dietro Pino, gelateria storica di Via Castiglione, si trovava la Drogheria Castiglione. Spesso, il sabato, o nei giorni feriali durante le vacanze estive, andavamo a comprare il Caffè. Era gestita da un signore già in là con gli anni, credo si chiamasse Mario, allampanato, con un camice grigio, che traeva dai silos alle sue spalle i chicchi mori e, una volta pesati alla dose richiesta, ce li macinava e consegnava, racchiusi in un fragrante e tiepido sacchetto di carta arancione. Li prendevo quasi sempre io, e non potevo non restare sedotto, nel mio approcciarmi al mondo dei sensi, da questa unione di tepore e profumo. Divenni il caffettiere di casa: preparavo la moka, e tentavo di trovare una forma migliore rispetto a quella indicata in famiglia per ottenere più aroma.

Sostenuto nell’impresa da mia nonna, la quale sosteneva che “un cucchiaino di Caffè fa bene al cuore”, cominciai anche ad assaggiarlo, nonostante avessi circa sei anni, e per allora fosse quasi un crimine berlo così piccoli. Ma mi piaceva. Erano anche i tempi di Caballero e Carmencita, che tramite Carosello entravano pressoché quotidianamente nelle nostre case, ancora in bianco e nero.

(Continua)

 

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